La musica e i film dei bikers

Autore: Andrea P.

Quando i motociclisti affamati qualche giorno fa mi hanno chiesto una mano per buttare giù due righe a tema music/movies/bikes, sono rimasto positivamente colpito.

Queste sono infatti tre fra le mie più grandi passioni e credo di poter parlare anche a nome di altri amici “affamati”; per cui ecco qua qualche pensiero.

Dunque, la prima motocicletta della storia è del 1885 (tedesca), il primo film dei Lumière bros del 1895.

È estremamente facile intuire come due invenzioni tanto innovative e pressochè contemporanee abbiano entrambe contribuito a solleticare l’immaginario comune e spesso si siano influenzate a vicenda.

La musica in sè ha chiaramente radici ben più lontane ed ataviche, ma dopo la fine dell’era dei film muti, intorno alla fine degli anni ’20 con l’avvento dell’audio, la soundtrack diventa via via parte integrante dei movies dapprima oltreoceano e poi worldwide.

Del resto penso che non sia capitato solo al sottoscritto di andare in moto canticchiando i più svariati motivi di songs famose, rievocando anche spesso la scena del film in questione se si tratta di una colonna sonora, no?!

Oppure qualcuno di voi avrà pur fatto viaggi (in solitaria o meno) con le cuffiette come compagnia, no?!

Spesso ad esempio mi sono trovato in solitaria a percorrere la Futa per andare a trovare un caro amico a Bologna; oppure in viaggio per il désert des Agriates, la Restonica, le coste della selvaggia Corsica; l’ isola d’Elba; la Garfagnana; la costiera amalfitana, il golfo di Napoli ed altri posti ancora.

Personalmente posso a memoria associare ad ognuno di questi luoghi/scorci una specifica colonna sonora e non di rado anche le immagini di qualche scena cinematografica (oltre ovviamente ai volti delle persone che hanno condiviso con me la relativa avventura).

Comunque, tornando a noi, bisogna aspettare la seconda metà del secolo scorso per poter godere della piena commistione dei tre elementi musica-film-motocicletta.

Molti sono infatti in quegli anni i B-movies americani dedicati alle “bande” motociclistiche come ad esempio gli Hell’s Angels (che spesso sono i reali protagonisti di quei film).

A proposito, sapevate che i rinomati harleysti di cui sopra, sono tutt’oggi considerati un’organizzazione criminale dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America !?!

Eh sì, valla a capire tu l’amministrazione U.S.A!

Ad ogni modo però il primo vero road movie (poi passato alla storia come IL road movie per eccellenza) è “Easy Rider” (1969).

Opera prima da regista di D. Hopper, il quale disse di aver tratto parte dell’ispirazione da due celebri movies del tutto italiani, del 1954 e del 1962, “La strada” e “Il Sorpasso” (rispettivamente dei maestri Fellini e D. Risi) che in U.S.A uscì appunto con il titolo “THE EASY life”.

Il film vanta nel cast P. Fonda, lo stesso Hopper ed il debutto di

J. Nicholson (che, udite udite, solo dopo il successo della pellicola decise che avrebbe continuato a fare l’attore!).

Oltre ad avere una delle colonne sonore più famose, intense e celebri di tutta la storia del cinema, è il vero e proprio manifesto di una generazione, rappresentando anche una fortissima e più che mai azzeccata critica alla fine del sogno americano.

Nella soundtrack troviamo diversi generi: dallo scalpitante blues-rock degli Steppenwolf (“The Pusher” e la celeberrima “Born to be wild”) che esalta lo scoppiettante inzio della traversata California-Louisiana, si passa al rock sognatore dei The Byrds (“Wasn’t Born to Follow” ), al country di Dylan (“It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding), reinterpretata dai Byrds stessi), alla psichedelia del mostro sacro Hendricks (“If 6 was 9″), senza tralasciare la sentitissima “The Weight” (qui reinterpretata per motivi di copyright dai The Smiths) che ci culla a mezz’aria per tutta la scena in cui i due cavalieri sui choppers attraversano le strade infinite lungo il Colorado River, conducendoci soavemente verso un tramonto infuocato.

Curiosità:(da Wikipedia)

La moto usata da Peter Fonda nel film è un chopper (Captain America) del 1969, costruito da Ben Hardy, un meccanico afroamericano di Los Angeles […]: Hardy acquistò per 500 $ l’una quattro Hydra Glide motorizzate Harley-Davidson Panhead del ’49, ’50 e ’52 a un’asta della polizia, quindi le modificò, eliminando tutto il ‘superfluo’ (alla moda dei ‘fuori legge’ del primo dopoguerra) riverniciandole e modificando forcelle e serbatoi su suggerimento dell’attore […]: tali modifiche passeranno alla storia del motociclismo, creando il concetto di chopper ‘moderno’.

“Easy Rider” è ‘solo’ il capostipite di tutta una serie di movies che avranno come tema il viaggio e la strada; qui troviamo una lista parziale:

http://it.wikipedia.org/wiki/Road_movie#Lista_parziale_di_Road_movie

Tralasciando il lato “cinematografico” di questa riflessione, trovo interessante soffermarmi brevemente sul lato prettamente “musicale” della faccenda.

Tendenzialmente si è portati a pensare che la scena motociclistica anglo-americana (quella folkloristicamente più famosa) fatta di vere e proprie bande come gli Hell’s Angels sia caratterizzata a livello musicale da musica rock spinta e “prepotente”.

Benissimo questo è vero, ma soltanto in parte.

Molte band rock & heavy metal hanno infatti tratto ispirazione dal mondo dei motociclisti di strada:

i Queen adoravano le moto e le automobili (“I’m in love with my car”, eccezionalmente cantata dal batterista Taylor, parla appunto di questa sfrenata passione per i motori) che spesso compaiono nei loro videoclip.

Lo stesso motto dell’inno degli Hell’s Angels “Live to Ride, Ride to Live”, viene ripreso e modificato dagli Iron Maiden in “Live to Fly, Fly to Live” nella loro song “Aces High” (“gli assi del cielo”; la canzone racconta del bombardamento nazista su Londra durante la Seconda guerra mondiale dal punto di vista di un pilota inglese impegnato contro l’aviazione tedesca).

I Manowar (band power metal attiva dagli anni ’80) ad esempio spessissimamente erano soliti entrare in scena ai propri concerti montando sul palco con le proprie Harley (che tamarri!).

I Motorhead cantavano, col loro sound macellante, delle sregolatezze di sostanze stupefacenti, sesso, rock, e più in generale della vita “on the road”.

E gli esempi di questo tipo potrebbero andare avanti per ore, prendendo in considerazione altre bands metal, rock, stoner (Kyuss, QOTSA, Clutch (“frizione” appunto)) contemporanee e non.

C’è un però: prima degli anni ’60 – ’70 (periodo in cui si può dire nasce il “proto-metal”), credete davvero che tutta quella gente che girava in moto e si vestiva di pelle, non avesse nient’ altro di “focoso” da ascoltare?

Beh, chiaramente non ci dobbiamo scordare dei “buoni vecchi” J.L.Lewis ed E. Presley, ovvero più in generale della scena Rockabilly degli anni ’50 e della subito successiva scena del folk/country/southern rock di gruppi come The Blue Velvets (poi divenuti i più conosciuti Creedence Clearwater Revival; “Proud Mary” parla appunto di una cavalcata su Mary, una moto), Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers Band, ZZ Top e molte altre ancora.

Questo concludendo è per dire che sì, il mondo delle moto è in sintonia oggi molto spesso con la scena musicale Hard & Heavy, ma teniamo comunque presente che quest’ultima (che il sottoscritto ascolta ed apprezza moltissimo) non è storicamente il solo ed unico genere musicale della cultura motociclistica dalla fine degli anni ’40 ad oggi.

Anzi, stiamo fortunatamente parlando di un ventaglio ben più ampio!

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