La nostra seconda hardalpitour #hat

Ecco il resoconto semiserio sulla nostra seconda hardalpitour.

Anche quest’anno grande manifestazione l’ottava hardalpitour, organizzazione sopraffina, più di 400 iscritti da 14 paesi diversi, Argentina, Canada e Marocco compresi.

Le moto:

La mia BMW G650X challenge con Continental tkc 80, ottime gomme dual, ottime su strada e buone negli sterrati asciutti, sul fango fanno ridere come quasi tutte le gomme non specialistiche, l’unica è sgonfiarle parecchio. La moto si è comportata benissimo come sempre.

Ormea_00906

Una KTM 690R con Mitas e09 dakar, gomme dure come il legno, indeformabile il posteriore, buone su asfalto e buone in off, pessime sul bagnato. Moto dal motore infinito, un drago sputa fuoco in offroad, mai in difficoltà.

KTM 690 Enduro R

Una KTM 990 Adventure con una karoo3 davanti e una goldentyre gt200, quest’ultima oserei dire pessima per questa moto, gomma distrutta dopo 600 km di offroad , tassello andato e una vistosa crepa sulla spalla. Una motoslitta, scava, scarta, unstoppable.

KTM 990 Adventure

Faretti per tutti, io avevo due led da 18watt che però ho acceso poco perché mi andava giù la batteria e nel polverone non ci vedevo un tubo. Il bagaglio è stato fatto con il minimo indispensabile, un cambio, anti pioggia, camera d’aria, due attrezzi, macchina fotografica, un powerbank e poco più, stessa cosa per gli altri.

Si parte il venerdì, ma non vi sto a raccontare il noioso check in, il briefing e le birre bevute.  Dormiremo a Garessio.

Il sabato, per fortuna quest’anno siamo partiti con il  numero 19 su più di 400 iscritti. La prima tappa è stata come sempre un delirio perché alla partenza l’adrenalina è tanta e molti piloti corrono parecchio. La polvere è tanta e le cadute anche. Questi primi 150 km scorrono veloci, il ritmo è alto. Un francese con la nuova AT, ci suona, ci sorpassa gli si chiude lo sterzo e si “aggiacca”, per fortuna nulla di grave ma non lo rivedremo mai più, peccato perché era simpatico.

Nella seconda tappa incrociamo stranamente poche moto, si sale parecchio, prima un bel percorso nel bosco dove incontriamo fango e il 990 si sdraia quasi subito, ma non è niente, ripartiamo e raggiungiamo una galleria (famosa ma non mi ricordo il nome), bel panorama, strada lungo la parete a circa duemila metri, si scende poi mi pare fino a La Brigue e si continua fino a Tenda dove c’è del caffè e un piccolo buffet.

In tanto si controllano le moto, ci si veste prima di affrontare il colle di Tenda, e per fortuna quest’anno lo affronteremo prima del tramonto per goderci il bel panorama che c’è lassù. La strada è piena di pastori maremmani che da buoni “toscani” ci fanno il pelo ad ogni passaggio, mucche, pecore e le nostre moto, una goduria.

Mi pare, dico mi pare, che poi si scenda a Limone Piemonte, anche qui i forti abbandonati ci lasciano senza fiato, il panorama è magnifico ma soprattutto ci aspetta la cena, abbiamo già una fame abbastanza aggressiva.

Dopo la cena ci sarà da affrontare uno sterrato in valle, facile facile, e poi un bel po’ di asfalto, un po’ troppo quest’anno. Il buio è arrivato, comincia la festa.

Attraversiamo la valle di Cuneo per poi salire per paesini, sterrati dei boschi, un punto è da film horror, passi in mezzo a baite abbandonate, avrei voluto fermarmi per fare foto ma poi già stavo pensando al temibile “INFERNOTTO” un nome una garanzia.

Questo pezzo l’ho sofferto anche lo scorso anno, vuoi per le vertigini, vuoi perché in discesa sul sasso smosso o vai forte o soffri come un cane, in più abbiamo trovato i “pilotoni” del club yamaha tènèrè che mi han tolto gli adesivi dalla moto. I miei compagni invece sono andati forte, ma comunque sono arrivato in fondo tutto intero e ho tirato un sospiro di sollievo. Dopo l’ infernotto, via a stecca, dobbiamo levarci dalla scia di molte grosse bicilindriche che ci fanno mangiare la polvere. Ancora su è giù per qualche valle, qualche sterrato, la notte è ormai con noi, bella stellata e prepotente.

Si arriva alla terza tappa, la simpatica “CAVA”, ci sono alcune salitone che mettono a disagio, alla prima, come l’anno scorso, cado, nello stesso punto (ma allora son duro forte) come se volessi  mettere una firma su questa tappa. Nulla di che, ma mi accorgerò nel pezzo di asfalto successivo che ho storto il disco anteriore e la moto frena male e tende a chiudersi parecchio sulle curve a sinistra, mi ci farò almeno 300km di off e 400 di autostrada frenando solo con il posteriore, ma è andata bene. La cava è veramente divertente, stradoni veloci, salite con sassi, e discesa piena di tornanti, ed è pure lunga, ma l’attendevamo con piacere.

In fondo ci fermiamo in una piazzetta con una fontana nel buio più profondo, con noi dei ragazzi con un ktm 450 rally spettacolare, un 1200gs e non mi ricordo cos’altro, il cielo è uno spettacolo, avrei voluto far delle belle foto notturne ma non c’era tempo per mettersi lì a calcolare la regola del 600, fuoco manuale, iso cavalletto…ho scattato alla cazzum, qualcosa è venuto ma nulla di esaltante.

A questo punto il più è fatto, mancano giusto un paio di cento chilometri di sterrati, direte, che vuoi che sia. La mancanza di sonno gioca brutti scherzi, le spalle, la schiena , i polsi e le mani sono a pezzi. La tentazione di buttarci su un prato a dormire è tanta, ma se poi dormi…dormi. Mi serve la colazione prima di affrontare l’ Assietta.

Arrivati al ristoro incontriamo Capra che ci da il buongiorno e ci dice che quest’anno la tappa finale è stata allungata, un pezzo divertente dice, che va giù fino a Salice d’Urso e risale su per arrivare a Sestriere dal “basso”…sticazzi dico fra me, buongiorno. Mangio come un bue e riparto. Nel frattempo arriva un tedesco con la marmitta legata sul bauletto, uno spettacolo.

L’ assietta sale, sale sale sale sale è infinita e bellissima, uno dei tratti più belli dell’hardalpitour, me la godo in pieno di seconda, terza, lasciando il polverone avanti, incrociamo quei manici tedeschi del gs trophy che guidano come se avessero delle endurine, impressionanti, in discesa sembra che cadano giù dal burrone ad ogni curva ma il 1200 si incanala come un treno, manata di gas e via andare in una nuvola di polvere.

Arriviamo all’ultimo ristoro a Salice D’Urso, si riparte e ci ferma la polizia Stradale, ora io dico, va bene dovete fare il vostro lavoro, ma non lo vedete che passano 414 moto da enduro di cui almeno la metà non ha nemmen un pezzo originale? Comunque sia, mi fanno un partaccino sulla targa, danno i documenti al mio amico, salgono in macchina e corrono dietro a un Tènère da Rally di un francese che aveva il famoso “targhino”, questa moto non aveva niente di originale, è una moto da “rally”. Il povero francese verrà scortato chissà dove…poveraccio.

La hardalpitour si conclude con ancora una cinquantina di saliscendi verso Sestriere. Si arriva, si ritira il certificato di partecipazione, si pranza, si brinda e finalmente si va a letto. I kilometri della hat saranno circa seicento percorsi in meno di 24 ore. Ripartiremo il giorno dopo per tornare in Toscana e questa volta i kilometri totali dei tre giorni superano quota 1200.

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