Hardalpitour 2015 – La nostra prima HAT

Tutto è cominciato quasi un anno fa, Simone ci propone di creare un team per partecipare alla HAT. Ma cos’è questa hat, ci domandiamo.

La hat o hardalpitour è una manifestazione organizzata da Over 2000 riders e dal mitico Corrado Capra. Questa manifestazione consiste in un viaggio di 600km che attraversa le Alpi, composto da 4 tappe in off-road da circa 150km, da svolgersi nell’arco delle 24 ore, notte compresa, una bella sfacchinata.

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Non è una gara, è una sfida contro se stessi, se riesci come noi a completarla, in circa 19 ore, senza tagliare, ti senti il dio delle due ruote, e non dico quale dio verrà invocato nelle salitone di pietrisco alle quattro di notte in mezzo al nulla alpino. Volutamente non metterò i percorsi o i nomi dei tanti passi Alpini percorsi per motivi di “divulgazione del percorso”, per cui sarà un resoconto semiserio del nostro viaggio. Probabilmente ci saranno delle inesattezze nei miei ricordi ma la lucidà in alcuni momenti è veramente scarsa, quindi credo che modifichirò il testo nei giorni seguenti, quando i ricordi torneranno a galla.

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Simone, purtroppo e per fortuna sua, a causa di un futuro impiego nei nostri pompieri ha dovuto mollare e io ho preso il suo posto. Inizialmente non mi sentivo in grado di poter sopportare una tale cavalcata eroica su sterrati sconosciuti ma poi mi sono convinto che ce la potevo fare, perché non sono mai stato uno che si tira indietro davanti alle difficoltà.

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In sella alla mia BMW G650X Challenge e in compagnia di Andrea con la sua mitica e insuperabile BMW R1150GS Giallissima, siamo partiti dalla Toscana in direzione Garessio da dove, il giorno seguente, sarebbe partito questo viaggio epico.

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Arrivati nel parco chiuso già ci rendiamo conto che siamo fuori luogo, due cialtroni affamati in mezzo a gente che si fa la Dakar in piedi sulle pedane, stranieri con moto da raid iper accessoriate e, diciamolo, anche molti fighetti che si saranno fatti giusto la foto alla partenza per poi tornare a casa di volata, ma non è una gara, è il suo bello, l’importante è partecipare.

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Tutto pronto, noi partiamo alle 15, gas aperto, adrenalina che sale, per una volta ci sentiamo motociclisti affamati da competizione. Sulla pedana di partenza, countdown, 5,4,3,2,1 e via, anteriore su e chi s’è visto s’è visto!

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La X urla di gioia nei primi chilomentri e appena si sale sul primo sterrato tutto è perfetto, andiamo su come gazzelle, poi il diluvio, ti vesti e riparti.
Ad attenderci in discesa una discreta fanghiglia, le moto cominciano ad ammucchiarsi come cenci in lavatrice, Andrea cade, senza danni per fortuna, e riusciamo a sfilare il traffico di chiavi inglesi, camere d’aria, carenini tritati e moto arenate.

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Qualche chilometro di asfalto e poi su, ma su, su su, fino in cima, una mulattiera incredibile che miete parecchi ritiri per guasti o cadute. E noi si va, avanti un’altra, sempre più in palla dopo aver preso confidenza con le moto su quei nuovi sterrati difficili.

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Il primo check è fatto, non piove più. Si riparte con il buio che avanza, la strada sale inesorabile, uno, due, tre, dieci, venti, milleeee tornanti fino al colle di Tenda e poi giù verso Limone Piemonte dove terminerà la prima tappa e ad attenderci ci sarà un pasto caldo. Siamo già distrutti.

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Pochi minuti e via andare, la seconda tappa è abbastanza agile, uno sterratino nel bosco, e altri chilometri su strada, dove forse siamo più avvantaggiati rispetto ai tedeschi, svizzeri, belgi, russi e così via, infatti alla hat erano presenti 17 paesi diversi. E noi Toscani abituati alle curve andavamo su come schegge sull’asfalto. Una botta di vita, ci voleva! La strada però sale, gli abeti spariscono, e la nebbia ci accompagna fino ad un passo altissimo, con temperature intorno ai 2 gradi. A volte il buio aiuta a non vedere cosa c’è sotto.

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In questa tappa incontriamo un belga, nel buio, su una curva secca, attaccato alla sua F800GS per non farla cadere in un fossato dopo un dritto. Era da un’ora che attendeva qualcuno che passasse ad aiutarlo. Uno, due e tre e la moto è di nuovo in strada, tanti saluti e ringraziamenti e si riparte.
La seconda tappa terminerà dopo mezzanotte, menomale era quella facile.

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La terza tappa è da masochismo puro, durata gran parte della notte fino all’alba su sterrati impegnativissimi, un saliscendi continuo, sassoso, roccioso, fangoso, polveroso, tutto il possibile, grazie Capra! Tutto condito da una stanchezza profonda.

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È questa la tappa della verità, o molli o vai avanti, o dormi o ti svegli del tutto, per fortuna il gruppo serve a questo, a farsi forza e quindi anche se alcune idee di tagliare su asfalto cominciavano ad entrarti nel cervello, abbiamo continuato, da soli, verso l’ignoto. Anche perché se sei in due non esiste il voto per alzata di mano. Uno tira l’altro, così si fa!

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Al terzo check in l’addetto ci dice che erano passate solo 60 moto! Cosa? Su 400? Cosa ci facciamo noi qui? AHAHAHAHAH, i motociclisti affamati, per quello non abbiamo incontrato anima viva da ore a parte uno scoiattolo, una volpe, delle pecore, delle mucche, dei cani e una famiglia di cervi.

L’addetto ci dice anche che ora il percorso sarebbe stato facile, sì forse per lui con un defender o con un ktm 450rally guidato da un dakariano, vabbè, ci spezziamo le ossa e ci buttiamo di nuovo nello sterro, infinito, lunghissimo fino all’alba.

Raggiungiamo il terzo check con la spia della riserva accesa, per fortuna i distributori di benzina sono segnati sulle tracce e non facciamo troppa fatica a trovarne uno.

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Ormai è fatta ci diciamo, mancano i 60km del colle dell’ Assietta che ci dividono da Sestriere, il sole è spuntato, avanti tutta. Sessanta chilometri infiniti, con le braccia a pezzi e il culo pure, l’Assietta però è bellissima e finalmente possiamo vedere il panorama, fare due foto e goderci l’arrivo trionfale al Sestriere in tempo per il pranzo.

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Missione compiuta, ce l’abbiamo fatta, ritiriamo l’attestato e riceviamo i complimenti di alcuni addetti dell’FMI che il giorno prima attratti dalla maglietta del “Il motociclista affamato” (come fai a dimenticarlo) avevano scambiato due chiacchiere con noi due e nella notte ci avevano seguito sul loro sistema di rilevamento gps. Eravamo il team numero 82, il mio anno di nascita, tutto è andato come doveva.
Ora però dobbiamo tornare in Versilia e non è il caso di farlo subito, dobbiamo dormire e festeggiare, partiremo il giorno dopo.
La hat non è da sottovalutare, non è per tutti, non è la scampagnata della domenica, devi essere coscente delle tue possibilità, devi avere una moto adatta, rodata e che ti dia sicurezza.
Il bagaglio che ti porti dietro deve essere essenziale e con alcune parti della moto che puoi riparare da solo in caso di guasti, forature e imprevisti. Almeno uno dei due deve avere dei faretti aggiuntivi. Devi avere due gomme tassellate e possibilmente una moto da enduro come la G650X Challenge. Con la R1150GS è stata durissima, portarsi dietro quasi 300 kili di moto su quei percorsi è da gran manico… o manicomio, comunque ha retto, paraoli delle forche a parte, altrimenti GS cazzo vuol dire, mica serve solo per andare al bar.
E ci vuole forza e resistenza fisica, ma soprattutto mentale, tanta determinazione e affiatamento del gruppo. Noi ci conosciamo da quasi vent’anni e un vaffanculo non vuol dire niente, conosciamo come siamo fatti e non ce la prendiamo per quasi niente.
Trovarsi a litigare nei boschi dopo una notte insonne può darti delle grane, nel nostro caso, tante risate e moltissimo stupore per quello che eravamo riusciti a fare.

Avanti il prossimo.

Saluti affamati

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